Enna. Dagli studi effettuati sul mondo dell’infanzia, è stato dimostrato che, oltre alla soddisfazione dei bisogni primari, sono altrettanto decisivi per un sano sviluppo: il gioco, la curiosità, l’esplorazione dell’ambiente e la relazione con una figura di riferimento significativa.
La comprensione di sé e del proprio comportamento nasce sempre da un riferimento all’altro ed è per questo che, nel rapporto con un bambino, diventa fondamentale l’Engagement, cioè il modo che abbiamo per apprendere conoscenze psicologiche sull’altro. Ne consegue che, attraverso adeguate restituzioni emotive da parte dell’adulto, il bambino impara a riconoscere le sue emozioni.
L’esperienza di una figura di attaccamento sensibile e disponibile permette al bambino di costruire un modello di sé come competente ed amabile. Le esperienze di rifiuto, invece, creano i presupposti per la costruzione di un modello di sé come immeritevole di aiuto e conforto. Da subito quindi il bambino necessita di una figura di attaccamento, di una persona che si prenda cura di lui in modo che lui possa sentirsi sicuro.
Field, che ha condotto degli studi sul feto, ha dimostrato che il neonato riconosce la voce della madre e si orienta da subito verso questa; ciò faciliterebbe il riconoscimento del volto della madre. La focalizzazione del bimbo sul suo volto può rinforzare il desiderio delle mamme di entrare in relazione al proprio bambino.
Gli studi di Piontelli (1992) hanno dimostrato che i feti possono essere influenzati dalle loro esperienze prenatali e dallo stato della madre durante la gravidanza. Ciascun bambino ha un suo tipico modo di relazionarsi al proprio ambiente e alle varie componenti. Durante la sua vita in utero, il neonato competente istaura precoci relazioni, non solo con l’ambiente esterno ma anche con quello interno, com’è dimostrato dagli studi longitudinali effettuati su fratelli gemelli. Sembrerebbe, infatti, che essi mantengano uno stile relazionale simile a quello sperimentato in utero.
Winnicott, “Dalla Pediatria alla Psicoanalisi”(1975), che contribuì ad implementare il mio desiderio di approfondire e conoscere meglio quello che lo stesso autore affermava in alcuni suoi scritti “…il neonato da solo non può esistere; alla base della sua esistenza vi è l’interazione madre-neonato, dalla cui qualità dipende tutto l’avvenire psichico del neonato”.
Recenti studi sperimentali hanno evidenziato che il volto materno determina la produzione di alti livelli di endorfine nel cervello in crescita del bambino; le endorfine sono responsabili, sul versante biochimico, delle qualità piacevoli dell’interazione sociale e dell’attaccamento, in quanto svolgono la loro azione sui centri di gratificazione subcorticali della sostanza grigia del piccolo.
Questi eventi biochimici spiegano il principio secondo il quale i legami di attaccamento stabili, che “trasmettono alti livelli di affetto positivo”, sono di vitale importanza per lo sviluppo neurobiologico del bambino.
L’ipotesi dell’esistenza di una complessa vita psichica intrauterina, postulata fin dal lontano 1972 dagli studi pionieristici dell’italiano Nicola Peluffo, professore di Psicologia Dinamica all’Università di Torino, dopo aver sollevato una violenta alzata di scudi nel mondo accademico, comincia finalmente ad essere unanimemente accettata ed a trovare conferme sperimentali. Peluffo, incontrando le sincrone riflessioni di Silvio Fanti, avanzò l’ipotesi che le vicende psichiche che si svolgono in utero, lascino delle tracce nello psichismo del nascituro, modellando la strutturazione del suo psichismo.
Il parto è un evento che va oltre la fisiologia,l’attenzione è rivolta alle percezioni della neo-mamma nei confronti di se stessa, come donna e madre, nei confronti del partner, come marito e uomo, nei confronti del piccolo.
La gravidanza rappresenta per la donna è un momento in cui si costruiscono nuovi sentimenti, si elaborano regole e nuove abitudini, ci si prepara psicologicamente e fisicamente ad affrontare il momento della nascita e a costruire una relazione d’amore.
Affinché ciò si realizzi nel migliore dei modi e necessario che la donna e il suo compagno ricevano informazioni chiare e semplici su quanto sta loro accadendo.
Il corso di preparazione al parto ha allargato i loro orizzonti al di là del semplice controllo del dolore, perseguendo altre finalità: aumentare il senso di sicurezza e autostima, fornire informazioni sulla gravidanza, sul parto, sulle implicazioni psicologiche dell’esperienza, sull’evoluzione delle dinamiche di coppia e sulle competenze del bambino.
Il corso che organizziamo ad Enna offre anche l’occasione di incontrare altre donne che hanno gli stessi dubbi e le stesse paure.
Il training acquatico sollecita in modo specifico certi gruppi muscolari che nella vita terrestre non vengono validamente interessati, migliora notevolmente la circolazione, in particolare quella delle gambe, riduce edemi, e riduce i sintomi dolorosi dorso-lombari, ma gli effetti fisiologici positivi sono solo una parte di quanto può dare alla donna “incinta” questo rapporto con l’acqua.
L’abitudine a rilassarsi in acqua calda(30-31°) a sentirsi sgravate dal peso, vivere momenti relazionali con altre future mamme, sdrammatizza quell’insieme di timori ed incertezze che normalmente accompagnano questo importante momento.
L’acqua inoltre è fonte naturale di vita, l’acqua è l’ambiente ideale per ritrovare armonia, energia e benessere. Può divenire una piacevole culla dalla quale, attraverso un mirato lavoro sul corpo, tutti noi possiamo uscirne rigenerati, nel corpo e nella mente.
L’acqua ci ricollega alle origini, alle emozioni, alla purificazione. Corrisponde alla sfera femminile, tenera e materna, che accoglie ed accetta indiscriminatamente.
Il Corso di “preparazione al parto e alla genitorialità” si svolge in piscina ed è organizzato e condotto dalle psicologhe, la Dott.ssa Maria Angela Cannarozzo e la Dott.ssa Lara Di Venti con l’ausilio dell’Associazione Enna Nuoto Murgano, Presidente Renato Estero.


